27 maggio 2012
Pointe de Charbonnel
Punta d’Arnas

Prima di rivivere la gran giornata con cui abbiamo concluso la stagione delle Gite Sociali, un grande abbraccio, grande dallo Charbonnel all’Arnas, e un augurio di prontissima ripresa al nostro Marco la cui bike, Sabato, ha bisticciato con una brutta buca dell’asfalto mettendolo, e conoscendolo siamo certi che sarà per poco, fuori causa.

Forza Marco ti aspettiamo.


Gran giornata dunque anche se le premesse non erano state proprio favorevoli: al ritrovo alle 4 di mattina ad Almese, Enrico si accorge che il pintone di vino, che era partito dalla Val Maira per festeggiare la conclusione della stagione, ha urtato qualcosa nell’auto e si è rotto spargendo tutto il copioso nettare sui tappetini dei sedili posteriori!

All’ingresso di Susa, blocco stradale della Polizia, controllo dei documenti delle varie auto e, ovviamente, all’apertura delle porte di quella di Enrico, sguardo un po’ compiaciuto dell’Agente: abbiamo cuccato tre individui con una terribile puzza di vino e devono essere talmente ubriachi che girano a fine Maggio e a quest’ora di notte pure con gli sci sulla macchina!

Detto fatto Enrico è sottoposto alla prova del palloncino che fortunatamente non può riempirsi d’altro che dell’aroma del caffè della colazione: ostacolo superato, .possiamo caricare Orfeo e puntare al Moncenisio e alla Maurienne.


Pointe de Charbonnel 3752m

By Stefano

Alle 6, a Vincendieres, in sedici siamo pronti a salire sulla mitica Pointe de Charbonnel.

Le nuvole coprono la parte alta e forse è un bene non vedere l’intero itinerario.

Orfeo, inizia a spiegare dove saliremo e lo fa con tale confidenza che toglie tutti i dubbi a quelli fra di noi che sono ancora un po’ titubanti.

Attraversiamo il ponte e subito imbocchiamo un canalone svalangato dove la neve, non rigelata durante la notte, permette di salire senza grandi problemi sci a spalle.
Il canale si chiude ad imbuto e non è raccordato con la frazione superiore, superiamo l’ostacolo sulla destra per erba e roccette.

Proseguiamo sempre in salita (sembra di essere su una scala!) fino ad arrivare sotto le prime bastionate rocciose, deviamo quindi a sinistra quasi in piano fino a raggiungere il canale che ci permetterà di aggirarle.
A 2200m calziamo i ramponi dato che la neve è più dura, la pendenza aumenta e la sicurezza non è mai troppa!

Le scale si fanno ancora più ripide ed in breve, con spostamenti a destra e sinistra, ci ritroviamo a 2600m dove la salita è un po’ meno esposta.

Dato che la neve nel successivo traverso è molle, Enrico,che guida l’avanguardia, decide di mettere gli sci e testare se di lì in poi convenga tenerli o no, il messaggio via radio è chiaro: “Sci ai piedi! Non servono i rampant per ora!”.

Si va e si risale una specie di imbuto che porta ad un catino con segni di alcune slavinette di neve pesante.
Il percorso torna ripido e per superare le rigole, lasciate da queste colate, i rampant sono molto utili.

Saliamo rapidamente per ricompattarci verso i 2600 metri dove, riscaldati da un bel sole, ci rifocilliamo.
Alcuni tolgono i rampant, altri li tengono ma tutti hanno i visi fissi sui pendii che stiamo per risalire: sono ripidi ma non sembrano problematici, solo l’ultimo strappo di un centinaio di metri lascia un po’ perplessi…

Si sale decisi scegliendo ognuno il proprio percorso: alcuni dritti su per il pendio (ma come faranno??), altri con tanti zigzag (chi scrive fa parte di questo secondo gruppo).
Dato che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia: il gruppo rimane abbastanza compatto.

La nebbia risolve tutti i dubbi sulla pendenza dell’ultimo tratto: toglie tutta la visibilità e lo saliamo senza preoccuparci.

Ad uno ad uno raggiungiamo il pianoro che precede di qualche metro la vetta, tutti accolti da Enrico che, veloce come al solito, ci ha superato e sembra aver preso la residenza lì.
Salto veloce sui 3752m della vetta e giù ad accogliere i compagni che stanno arrivando.

Quando anche l’ultimo è arrivato si inizia a pensare alla discesa sperando in un’apertura che ci permetta di godere la discesa che si preannuncia fantastica.

Eccola!

Si parte e dopo il primo pendio di crosta morbidissima inizia il sogno di ogni scialpinista: firn, firn e poi ancora firn!
Improvvisamente si diventa tutti ottimi sciatori!
Mica bisogna dirlo che la neve ci sta dando una grande mano!
Evoluzioni di ogni genere e urli di gioia ci accompagnano fino ai 2800m dove la neve diventa un po’ sfondosa: pazienza!

Quando ormai ci siamo arresi di fronte allo sfacelo fatto dal calore, ecco la sorpresa: la neve primaverile portante e divertente.
Con una serie di traversi su cengie e qualche derapata scendiamo fino ai coni di slavine sottostanti che ci offrono una discesa facile e divertente.

Verso i 2000m in 14 ci mettiamo il cuore in pace e, sci a spalle, imbocchiamo il sentiero fino all’auto; in 2 con qualche acrobazia riescono ad imboccare un’altra lingua di neve e a scendere fino a pochi minuti dal parcheggio.

Grandi i capogita: Orfeo che potrebbe trovare la via ad occhi chiusi ed Enrico che ha preceduto il gruppo per sondare il terreno e rendere sicura la salita.

Arrivati all’auto inizia a piovere: se non si chiama fattore C…anche questo?!


Punta d’Arnas 3563m

By Roberto

Rilassati e riposati per l’ora in più di sonno, fatti gli equipaggi ad Avigliana, ci ritroviamo ai piedi del rifugio Averole pronti a partire per le 7.20, siamo in 13 numero fortunato!!!

Una breve risalita sino al rifugio e poi il solito traverso senza neve che permette di arrivare sul fondo del Vallon d’Arberon, dove inizia l’innevamento continuo.

Si sale prima per la sede del torrente in stretti passaggi, poi via via che si sale di quota il vallone si apre in splendidi pendii; di fronte la nostra bella cima avvolta da un cappuccio di nuvole.

La prima sosta al sole; il clima è ottimo e la temperatura, davvero gradevole, ci permette di togliere le giacche pesanti.

Ci teniamo un po’ più a sinistra del normale passaggio per il Col d’Arberon in modo da sbucare sul versante Baounet ad una quota maggiore.

Mentre saliamo iniziamo a vedere scendere il primo sci alpinista solitario che viene verso di noi; pantaloni verde pisello, sciata familiare….ma certo, è Sergio! Ha già raggiunto la cima e ci fornisce un giudizio entusiasta sulle condizioni della neve.
Un breve saluto e via per iniziare il lungo semicerchio che ci porterà sulla spalla da cui si diparte la cresta ovest dell’Arnas.

Poco prima di scollinare ci copriamo per bene perché si intuisce vento forte in cresta.

Appena montiamo sulla sella che precede la cresta vera e propria siamo colpiti da raffiche violentissime.
C’è che perde un guanto, chi una sacca ma per fortuna nulla di fondamentale.

Alcuni di noi preferiscono rinunciare perché la situazione è davvero disagevole, con il resto del gruppo proviamo invece ad iniziare la salita con i ramponi ai piedi.
Appena ci spostiamo dalla sella, come per miracolo, il vento cala fino a scomparire del tutto….
Probabilmente un sistema di correnti insisteva proprio in corrispondenza della nostra uscita sulla spalla ma poco più sopra la temperatura è gradevole, anzi persino calda.

La radio gracchia, è Enrico che ci comunica che il loro gruppo ha raggiunto la cima dello Charbonnel, bravissimi!!!

La salita per la cresta è lenta e difficoltosa, un po’ per la stanchezza un po’ perché la neve è morbida e ad ogni passo si sprofonda.
Incrociamo salendo le cordate francesi che stanno tornando.
Ancora un ultimo sforzo e siamo tutti felici in cima.
La vetta è nevosa e ci contiene appena.

Essere quassù è bellissimo, siamo soli e dopo aver ammirato il panorama a giro d’orizzonte (si vede benissimo il rifugio Gastaldi e pare di toccare la Croce Rossa) e scattato le foto di rito, iniziamo la discesa.

La neve è molle, si sprofonda ad ogni passo, ma in breve raggiungiamo gli sci.
A questo punto, davvero improvvisamente, siamo avvolti da una fitta nebbia, la visibilità è ridotta a pochissimi metri.
Lentamente, in gruppo, mantenendo il contatto visivo, iniziamo la discesa sul nulla…….

Dopo poco la situazione peggiora, nevica fortissimo e non si riesce nemmeno a vedere attraverso le lenti degli occhiali per la neve bagnata che vi si posa sopra.
Avvisiamo gli amici via radio che la situazione si fa complessa ma in ogni caso stiamo scendendo.
Vediamo comunque le tracce di salita e le seguiamo fedelmente; le pendenze e le traiettorie si intuiscono solo, pare di galleggiare in una sostanza impalpabile.
Peccato perché qui la neve sarebbe davvero molto bella, ma la priorità è ovviamente trovare la strada di casa.

L’apertura e la chiusura fanno in modo di mantenere il gruppo sempre compatto, le soste sono frequenti e non ci perdiamo mai di vista, la concentrazione è massima.
Finalmente dopo alcune centinaia di metri di discesa la visibilità migliora e cessa di nevicare.
Rassicuriamo via radio i nostri amici; siamo a circa 2800 m. di quota e vediamo chiaramente il fondo del vallone con il rifugio Averole.

Scendere ora è semplice, la neve è molle e la sciata non proprio delle migliori, ma il clima è alto per la fine della tensione accumulata nella bufera.

Velocemente raggiungiamo la fine della neve e ci carichiamo a spalle gli sci.
I nostri amici ci attendono alle auto, pronti per partire e portarci all’appuntamento con gli altri per festeggiare degnamente la giornata e la stagione.


Terminata la doppia scorribanda la pioggia ha provato a guastarci i festeggiamenti di fine stagione che non potevano mancare anche perchè c’era, fra l’altro, la torta che Marco aveva preparato con amore i giorni precedenti e che, stante come visto la sua impossibilità di essere con noi, aveva voluto affidare a qualcuno perchè imbandisse il nostro tavolino.

In realtà la torta era rimasta dimenticata nel frigorifero del losco individuo a cui era stata affidata!

Per fortuna a Bessans sapevano della nostra imperativa necessità di festeggiare e ci hanno fatto trovare una bella tettoia con annesso tavolone da picnic che, per l’ultima volta della stagione si è riempito, e rapidamente svuotato, di leccornie di ogni tipo comprese un paio di crostate veterane di tante gite e un uovo di Pasqua che è rimasto per un po’ come un pesce fuor d’acqua e poi, appena scartato, si è dissolto in un men che non si dica.

Un’esperienza abbastanza riuscita quindi quella della doppia gita, dove tutti hanno potuto cimentarsi con un impegno confacente con la propria capacità e grado di allenamento.

Questo anche se qualcuno ha un po’malignamente suggerito che se si decidesse di ripetere in futuro l’esperienza sarebbe meglio che la gita “breve” partisse un’ora prima di quella “lunga”…

Concludiamo la stagione con un abbraccio ed un ringraziamento a tutti gli amici che hanno preso parte alle dodici bellissime gite, al Raduno ed al Raid di questa strana stagione, povera tutto sommato di neve e che però siamo riusciti a far durare quasi più a lungo del solito.

Magia del GSA!